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Studio di Psicologia e
Psicoterapia a Roma

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“Prevenzione e Trattamento del Disagio Psicologico a Roma”

 A cura della  dott.ssa Ida Lopiano, Psicologa e Psicoterapeuta
             
e del  dott. Arturo Mona,
Psicologo e Psicoterapeuta

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L’USO DEL CONTRATTO NELLA PSICOTERAPIA

Illustrerò in questa sezione alcune delle principali teorie relative al contratto facendo riferimento alla mia personale visione. Spiegherò poi in che modo per me l’approccio contrattuale è importante per promuovere il processo terapeutico.
L’ Analisi Transazionale si propone, da un punto di vista metodologico , come una Terapia Contrattuale in quanto considera la stipulazione del contratto come un presupposto di base per intraprendere un percorso di cambiamento. Berne (1966) definisce il contratto come “un esplicito impegno bilaterale per un definito corso d’azione, sottolineando il ruolo di responsabilità reciproca che terapeuta e cliente si assumono nel portare avanti un lavoro all’interno di un percorso condiviso. Egli distingue gli elementi che riguardano i contenuti dell’accordo , come ad esempio la distinzione di ruoli e competenze , dai processi , che si riferiscono alla relazione.
Secondo Woollams e Brown il contratto è un accordo tra cliente e terapeuta che definisce mete , tappe e condizioni della terapia.
Nel lavoro clinico utilizzo il contratto con l’obiettivo di condividere con il cliente uno scopo centrale da raggiungere al termine della terapia , e sulla base del quale elaborare un piano d’azione da attuare durante il processo terapeutico. I concetti ai quali faccio principalmente riferimento per la formulazione del contratto, sono quelli proposti da Steiner (1974). L’autore sottolinea quattro componenti principali:
- Il mutuo consenso, in base al quale terapeuta e cliente stabiliscono i termini del contratto, costituisce un criterio di validità rispetto all’accordo stipulato, in quanto definisce un territorio comune entro il quale muoversi per raggiungere un unico obiettivo.
- Una valida remunerazione, che stabilisce come ciascuno metta nel rapporto qualcosa di valido. Di solito si riferisce alla retribuzione economica.
- La competenza, sia da parte del terapeuta che del cliente, relativamente alle proprie capacità professionali per il primo, e alle risorse da investire in un lavoro che mira al cambiamento per il secondo.
- Un obiettivo legale, che fa riferimento alla definizione del contratto in conformità ai principi etici e al codice deontologico.
Nella formulazione del contratto, da intendere come un processo che, seppur collocabile nei momenti iniziali del percorso terapeutico, è spesso soggetto a ridefinizioni o ad ulteriori specificazioni, stabilisco dunque con il cliente il cambiamento che intende ottenere al termine della terapia, in relazione alle risorse disponibili. Nello specifico ritengo essenziale non solo la collaborazione e disponibilità a cambiare, ma anche la valutazione degli obiettivi in termini di raggiungibilità. E’ a tale scopo fondamentale tener conto degli spazi e tempi disponibili, soprattutto all’ interno di un ciclo di terapia breve, attraverso una definizione del setting che stabilisca i limiti del mio intervento. A tale proposito Berne parla di “Livello Amministrativo e Professionale” come uno dei criteri da considerare per ritenere un contratto valido, in quanto permette la definizione di regole condivise rispetto al setting, in una modalità più o meno strutturata. Il concetto di “Livello Psicologico”, invece, fa riferimento alla dimensione ulteriore della relazione, e sottolinea l’importanza del porre attenzione agli aspetti più inconsapevoli e manipolativi che il cliente usa per portare avanti il proprio Copione anziché scegliere modalità di comportamento alternative.
I Gouldings sottolineano come non tutti i contratti siano accettabili, citando tra questi i “Contratti Genitoriali”, o quelli in cui il cliente si aspetta il cambiamento di qualcun altro, come esempi di accordi non accettabili. Nel lavoro con G. è stato fondamentale riconoscere come la sua iniziale richiesta di focalizzare la terapia sul sintomo (“vorrei smettere di piangere agli esami”), conteneva un messaggio ulteriore con il quale mi invitava a prendermi cura di lei,  da una posizione genitoriale. Attraverso tale consapevolezza ho potuto lavorare per ridefinire un contratto A-A, evitando così di accettare un “Contratto Genitoriale”.
Nel lavoro con i clienti, pongo attenzione alla “specificazione del contratto”, in termini comportamentali ( Holloway e Holloway , 1973), e alla formulazione in termini positivi, chiari, concreti, osservabili.
La formulazione in termini positivi mi permette di aiutare il cliente a rimanere focalizzato su ciò che desidera ottenere per sé, piuttosto che sul problema, mentre la definizione in termini chiari e concreti mi consente il monitoraggio dei passi intermedi fatti. Il confronto tra progressi osservabili e obiettivo iniziale fornisce inoltre al cliente un rinforzo rispetto alla motivazione al cambiamento, consolidando la fiducia in sé e nel lavoro terapeutico.
Durante il processo di formulazione del contratto ritengo essenziale seguire un percorso strutturato in tappe e finalizzato alla negoziazione con il mio cliente. La suddivisione proposta da Holloway e Holloway ( 1973 ) rappresenta un importante punto di riferimento per tale lavoro. Gli autori distinguono cinque fasi nella determinazione del contratto: La prima fase consiste nella “chiarificazione delle intenzioni” delle due parti, con l’obiettivo di esplorare gli orientamenti di entrambi. Successivamente vengono identificati gli “interessi reciproci” per distinguere la richiesta di cambiamento del cliente da una aspettativa sottostante di non cambiamento legata al Copione. Nella fase di “specificazione del contratto”, si lavora per definire cosa e in che modo cambiare. Infine, nelle fasi di “esplorazione”, “chiarificazione” e “affermazione”, viene realizzato il cambiamento.
Mi è utile distinguere tra Contratto di Controllo Sociale e contratto di Autonomia (Holloway e Holloway, 1973). Il primo viene solitamente utilizzato durante una fase iniziale della terapia; il secondo fa invece riferimento all’ uscita dal Copione.
Nel mio lavoro clinico di terapie brevi , utilizzo per lo più il contratto di Controllo Sociale, dati soprattutto i limiti in termini di tempo della terapia e la necessità di strutturare un lavoro con obiettivi molto focalizzati. Formulare un contratto in termini di cambiamenti comportamentali attesi e osservabili al termine del percorso terapeutico, mi permette infatti di circoscrivere l’intervento all’interno di spazi e tempi disponibili.

                                                                                                                                                  Dott.ssa Ida Lopiano

 

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