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SPAZIO  PSI

Studio di Psicologia e Psicoterapia - Roma
           Dott.ssa Ida Lopiano e dott. Arturo Mona, psicologi - psicoterapeuti

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Ansia e attacchi di panico: sintomi, diagnosi e intervento

Ansia e Attacchi di Panico sono tra le problematiche psicologiche più frequentemente riscontrate nella società attuale.
La Psicoterapia rappresenta uno dei possibili interventi finalizzati alla gestione di ansia e panico, ed è sicuramente tra i più efficaci nella risoluzione dei sintomi.

ANSIA.
L'ansia è uno stato caratterizzato da una sensazione di paura, preoccupazione, non connessa ad alcuno stimolo specifico, ed è spesso accompagnata da sensazioni fisiche.
-
Dal punto di vista emozionale l’ansia può causare un senso di terrore o panico, nausea e brividi, irrequietezza.
- Dal punto di vista
comportamentale, si possono presentare sia comportamenti volontari che involontari, diretti alla fuga o all'evitare la fonte dell'ansia.
- Dal punto di vista
somatico l’ansia può deternimare l’aumento della pressione del sangue, della frequenza cardiaca, della sudorazione; l’alterazione delle funzioni del sistema immunitario e di quello digestivo, l’alterazione del sonno, tensione muscolare.
-
Dal punto di vista
cognitivo si può presentare la difficoltà a concentrarsi.
Almeno un terzo della popolazione mondiale ha avuto o potrà avere un disturbo d’ansia nel corso della propria vita. L
’ansia è infatti una condizione fisiologica, utile a proteggerci dai rischi, a mantenere lo stato di allerta, a migliorare le prestazioni. Si parla in questo caso di ansia BUONA, fisiologica e funzionale. L’ansia diventa invece un LIMITE nel momento in cui causa disagio significativo o menomazione del funzionamento sociale, lavorativo, o di altre aree importanti.

Psicologo Ansia Roma

ATTACCHI DI PANICO.
Cosa sono gli attacchi di panico:
gli attacchi di panico sono periodi brevi ma molto intensi di ansia acuta, paura o disagio, che si sviluppano all'improvviso e rapidamente terminano. La sensazione vissuta è spesso quella del terrore di non riuscire a riprendere il controllo del proprio corpo, di stare per morire, svenire o  impazzire.
Una volta sperimentato il primo attacco, il soggetto attiva una particolare attenzione ai segni  premonitori di un episodio successivo, e in questo stato attiva l’ansia.  Si attiva così un circolo vizioso: l'anticipazione dell'ansia genera ansia - lo stato di ansia conduce alle sensazioni di panico.
Le paure più frequenti: tra le paure più frequenti riferite da persone che soffrono di attacchi di panico vi sono:
- guidare, in particolare in situazioni di traffico elevato. Il timore che viene spesso evidenziato durante il percorso di terapia è quello di sentirsi in trappola, senza via di uscita, bloccati e senza la possibilità di allontanarsi dalla situazione spiacevole. La sensazione di pericolo imminente assale la persona che, piuttosto che focalizzare l’attenzione sul contesto per cercare alternative o rassicurazioni, si concentra sul proprio corpo in attesa di segnali di pericolo che non tarderanno ad arrivare, dato che è l’attenzione stessa al proprio corpo a generare i sintomi fisici da cui la persona si sente poi invasa sempre di più. Mentre ad es. si ferma ad ascoltare i battiti del cuore, blocca o accelera inconsapevolmente e automaticamente il respiro; tende i muscoli del corpo e in questo modo genera l’ansia. I segnali corporei derivati dall’ansia sperimentati vengono percepiti e interpretati come pericolosi e in questo modo la persona amplifica lo stato di ansia che, improvvisamente e automaticamente diventa panico. Il contesto sparisce totalmente dalla propria percezione e il corpo diventa causa e conseguenza dell’ansia.
- entrare in un supermercato. Spesso è connessa a questa paura il timore di mostrarsi fragile di fronte a molte persone ed essere giudicati, o di sentirsi invasi e non potersi proteggere (in questo caso il desiderio è quello di scappare dalla situazione e mettersi al sicuro tornando ad esempio a casa o in un ambiente familiare), o semplicemente di perdere il controllo, o ancora di trovarsi da soli a non saper trovare alternative utili in una situazione sperimentata come di emergenza.
- prendere i mezzi pubblici
- partecipare a situazioni sociali
(cene a casa di amici o in ristoranti familiari o sconosciuti, feste ed altre occasioni che comportano l’incontrare altre persone, soprattutto se sono estranei e se l’incontro avviene in ambienti poco familiari.
- stare a casa o in altri ambienti da soli. In questo caso la paura è spesso quella di trovarsi ad affrontare, da soli, situazioni di emergenza rispetto alle quali la persona non si sente abbastanza efficace e sicuro di sè e delle proprie risorse e competenze.
- fare la fila, ad esempio alla posta, dal medico, al supermercato... . La sensazione è spesso quella di sentirsi in trappola, fare una figuraccia mostrandosi mentre ci si sente male.
- Entrare in un ambiente nuovo, soprattutto se da soli o se in compagnia di persone poco familiari.
- prendere l’aereo
- attraversare gallerie o spazi molto chiusi o sotterranei
I sintomi degli attacchi di panico: I sintomi più frequenti degli attacchi di panico sono: sudorazione eccessiva o improvvisa (vampate di calore), sensazione di freddo e brividi; tremori fini o grandi scosse; dispnea o sensazione di soffocamento; sensazione di asfissia; dolore o fastidio al petto o al torace; nausea o disturbi addominali; debolezza e sensazione di “gambe molli”; sensazioni di sbandamento, di instabilità, testa leggera o di svenimento; derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da se stessi); paura di perdere il controllo o di impazzire; paura di morire o di svenire; paraestesie (sensazioni di torpore o di formicolio).
La presenza di uno o più dei sintomi descritti viene percepita dalla persona come segnale di pericolo imminente e si associa alla presenza di pensieri angosciosi quali “sto perdendo il controllo....sto impazzendo...sto per avere un infarto o un collasso...sto per svenire...sta per succedermi qualcosa che mi renderà ridicolo di fronte ad altri...”.
Spesso la persona non è pienamente consapevole di tali pensieri e impara a riconoscerli e a collegarli ai sintomi fisici solo attraverso un adeguato percorso di terapia. Attraverso la terapia impara inoltre a sostituire ai pensieri irrazionali (“sto per avere un infarto”...), e negativi, delle rassicurazioni, ovvero pensieri più adeguati al contesto, razionali e positivi.
Le cause. Non esiste una causa ma una serie di situazioni e di contesti che in genere contribuiscono al manifestarsi di attacchi di panico o di un disturbo di panico. In genere i fattori rilevanti sono i seguenti:
- lo stile di vita, spesso frenetico e incentrato sul fare
- le caratteristiche di personalità
- il contesto familiare e sociale
- la presenza di eventi stressanti o di un evento scatenante
- la mancanza di un contesto che fornisce sostegno o la difficoltà della persona a chiedere o a utilizzare il contesto quale fonte di
  sostegno
.
- esperienze vissute in passato che hanno prodotto un condizionamento (la paura può essere considerata una risposta appresa).

Le conseguenze degli attacchi di panico: Chi soffre di Attacchi di Panico (o di disturbo di panico con o senza Agorafobia), può incontrare notevoli difficoltà nel mondo del lavoro, come in ambito scolastico e nel contesto delle relazioni familiari o di coppia.
In ambito lavorativo alcune tra le più frequenti difficoltà riportate da chi soffre di attacchi di panico riguardano in primo luogo il raggiungere il posto di lavoro, considerando l’ansia che spesso si è costretti ad affrontare nel prendere mezzi pubblici, o anche la propria auto, soprattutto di fronte al pensiero di rimanere “intrappolati” nel traffico con il timore di “sentirsi male” e non poter chiedere aiuto.
Le difficoltà possono inoltre riguardare il doversi misurare con le prestazioni richieste o il rapporto con i colleghi e datore di lavoro, soprattutto considerando come la presenza di un attacco o anche la paura preventiva di esso, possono generare stress e determinare il calo delle presatzioni stesse. Persino i tentativi messi in atto dall’individuo per nascondere gli eventuali attacchi di panico di fronte agli altri possono rappresentare di per sè una fonte di stress e ansia. In tali condizioni diventa estremamente difficile affrontare serenamente il mondo del lavoro.
In ambito scolastico, in genere, gli attacchi di panico si manifestano più frequentemente durante il periodo universitario, soprattutto quando già durante le scuole superiori o inferiori la persona comincia a presentare alcuni sintomi di ansia, che possono essere associati alla prestazione scolastica, o semplicemente alla difficoltà di affrontare il mondo esterno (rispetto ai luoghi familiari) con sufficiente fiducia in sè stessi.
Riguardo al contesto relazionale, la presenza di una persona con tali sintomi spesso determina notevole
disagio sia per i familiari che per il partner. Il contesto relazionale si riorganizza attorno ai “sintomi” di chi soffre del disturbo: spesso le famiglie o i partner si adattano alla situazione tanto da cambiare completamente le proprie abitudini di vita nel tentativo di offrire aiuto e assistenza alla persona che presenta gli attacchi di panico.
Di seguito descriverò alcune tra le più frequenti conseguenze che sperimenta la persona con attacchi  di panico:
-
depressione e scoraggiamento: spesso il cambiamento dello stile di vita conseguente all’ansia, il senso di inefficacia, la perdita di  fiducia in sè e nelle proprie competenze, determinano nella persona che soffre di attacchi di panico la sensazione di scoraggiamento e depressione, che a sua volta genera ulteriore ansia.
-
perdita di autoefficacia, sicurezza o stima di sè: la persona si percepisce come debole e inadeguato; spesso non adeguato al proprio contesto, incapace di uscire da una situazione di cui si sente responsabile (“sono io che mi faccio venire l’ansia...”). Spesso necessita della presenza di un familiare per ogni spostamento pertdendo così fiducia nelle competenze personali (“non riesco più a guidare da solo...”).
-
evitamento di situazioni che generano ansia: la persona evita progressivamente ogni esperienza che ha in passato sperimentato come spiacevole in quanto ha associato alla presenza di ansia o di un attacco di panico. L’unica alternativa che di solito si da all’evitamento è l’affrontare e vivere la situazione senza ansia, piuttosto che proteggersi permettendosi di sperimentarsi in modo graduale nell’affrontare situazioni ansiogene. Le alternative che si da sono cioè: “o affronto di petto la situazione ansiogena...ma se fallisco questa esperienza rappresenterà un  precedente negativo che mi scoraggerà ulteriormente di fronte alla possibilità di correre di nuovo il rischio di fallire...o evito totalmente di espormi al rischio di fallire, a meno che non sia proprio necessario”.
La persona dovrà in questo caso proteggersi dal “rischio di fallire”, ovvero dalla possibilità di vivere una esperienza negativa, dandosi la possibilità di sperimentarsi in situazioni gradualmente sempre più ansiogene, rispetto alle quali dovrà imparare a trovare le proprie modalità per rassicurarsi, incoraggiarsi e darsi alternative nel trovare soluzioni per affrontare eventuali episodi di attacchi di panico.
-
cambiamento dello stile di vita: in conseguenza all’insorgere e al protrarsi del disturbo di panico, la persona si troverà a vivere una quotidianità incentrata sull’ansia, che non potrà che sperimentare come fonte di insoddisfazione e stress. Molto spesso persone di solito abituate ad un ritmo di vita dinamico o addirittura frenetico, si ritrovano a vivere ritmi quotidianimolto lenti, a trascorrere ad esempio molto tempo in casa o addirittura a dover abbandonare compiti che in passato svolgevano quotidianamente  come  fare la spesa, accompagnare il proprio figlio a scuola, andare al lavoro o frequentare amici.
- senso di colpa accompagnato dall’autorimproverarsi:
 

Perché sia presente un disturbo di panico è necessario che:

  • gli attacchi di panico siano ricorrenti.
  • si abbia la preoccupazione del prossimo attacco.
  • si abbia preoccupazione delle implicazioni o conseguenze dell’attacco (perdere il controllo, impazzire, avere un attacco cardiaco).
  • sia presente una alterazione del comportamento correlata agli attacchi

Come si interviene: la Psicoterapia degli Attacchi di Panico.
Per poter iniziare un adeguato trattamento è  in primo luogo necessario effettuare una indagine accurata dei sintomi finalizzata alla elaborazione di una valutazione psicodiagnostica.e all’orientamento psicoterapeutico.
Nei casi più gravi una visita psichiatrica può essere necessaria per l’impostazione di una terapia farmacologica.
 

>> approfondimento sui Disturbi di Ansia e Panico

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