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Costruttivismo dalla C alla O:
alcune implicazioni per le psicoterapie strategiche

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PREMESSA: Questa relazione è nata su proposta del Professor Gaetano De Leo all'interno delle sue lezioni alla Scuola di Specializzazione in Psicoterapie Brevi ad Approccio Strategico. Il presente elaborato non intende fornire un quadro sistematizzato sul Costruttivismo, ma contiene una serie di spunti, non tutti ancora adeguatamente sviluppati, interrogativi, dubbi e slanci ipotetici.

COSTRUTTIVISMO. Con sole quattordici lettere dell'alfabeto italiano si concretizzava, oltre un ventennio fa, una vera e propria rivoluzione epistemologica.Secoli addietro, la “rivoluzione copernicana” aveva comportato uno spostamento prospettico dal considerare l'uomo al centro del mondo al ritenerlo all'interno del mondo.Col costruttivismo, non ce ne voglia a male Tolomeo, l'eresia si è spinta oltre, fino ad asserire che la “realtà” non esiste al di fuori delle nostre 'fantasiose' costruzioni. “La realtà non esiste”, che è proprio il titolo di una canzone di Claudio Rocchi, cantautore meteora, non troppo brillante, degli anni '70. Senza però scomodare i 'filosofi con la chitarra a tracolla', già Kant aveva lanciato le basi per una conoscenza di tipo costruttivo della realtà, mentre Schopenhauer aveva esasperato gli aspetti illusori di cui è fondamentalmente impregnata ogni nostra 'conoscenza'.Però, in queste pagine, conviene procedere a individuare le peculiarità del costruttivismo e le sue implicazioni per le psicoterapie.

ORGANISMI VIVENTI AUTO-ORGANIZZATI E…molti altri termini quasi incomprensibili per un non addetto ai lavori. O peggio ancora, concetti ovvi e banali per chi vuole andare subito al sodo.Pierino: Ma cosa sono questi organismi viventi auto-organizzati?Maestra: Fino ad organismo vivente, sebbene suoni un po' ridondante, possiamo far finta che non ci sia molto da dire. Non trovi?Pierino: Bhè, un organismo vivente è qualsiasi cosa che vive, quindi si nutre, si ripoduce, ha un ciclo di vita.Maestra: Vediamo invece di capire cosa è quest'auto-organizzazione. Qul è la differenza tra una statua ed una persona?Pierino: Uhm… Se avvicino una fiamma ad una statua questa rimane immobile. Al limite, non so, si può annerire, o sciogliere se la temperatura è molto alta. Comunque la statua non si preoccuperà di fare qualcosa per evitare che ciò avvenga.Invece se faccio la stessa cosa con una persona, al primo contatto con la fiamma questa per lo meno sposterà la mano.Maestra: Molto bene. E perché lo farà?Pierino: Forse perché è un sistema auto-organizzato. Cioè, momento per momento si preoccupa di controllare che tutto sia a posto e, se non è così, mette in atto diversi tipi di strategie per… salvaguardare la sua sopravvivenza (o quella della propria specie, direbbe Schopenhauer usando una terminologia da XX secolo, che in fondo va ancora di moda agli albori del XXI), oppure per realizzare qualche forma di imperativo categorico, o per l'autorealizzazione, o per l'equilibrio tra pulsioni istintuali e contratto sociale… ma qui sconfiniamo nella filosofia. Comunque, se ho ben capito, l'uomo in quanto auto-organizzato sposterà sempre la mano quando entrerà in contatto con una fiamma?Maestra: Più o meno. Infatti che mi dici di Muzio Scevola?Pierino: ?!Maestra: Sì, quello che era rimasto per l'appunto con la mano sul fuoco senza spostarla. Cosa è stato lui, un'eccezione alla auto-organizzazione dei sistemi viventi?Pierino: Bhè, diciamo che alcuni uomini, oltre a voler salvare la pelle vogliono salvare la faccia. Ed evidentemente, in quelle circostanze, per il buon vecchio Muzio era più importante la seconda della prima.Maestra: Bene. Questo vuol dire, in parole povere, che l'auto-organizzazione di un sistema vivente non si limita all'esistenza di riflessi volti alla sopravvivenza. Coinvolge invecelivelli più complessi, che nell'uomo sono rappresentati, per esempio, da opinioni, credenze, valori. Gli organismi viventi sono, in altre parole, attivi costruttori di senso per il loro agire.Pierino: Come a dire che non si può studiare un uomo come si studia una statua, limitandosi all'osservazione di ciò che gli accade quando forniamo degli stimoli. ma bisogna tenere conto del fatto che ogni uomo è in incessante costruzione della propria vita e della propria esperienza circa la propria vita.

SISTEMI COMPLESSI…e complessità… Tutta questa “rivoluzione epistemologica ”…Ma non bastava ammettere già da prima che quella parte della 'realtà' che è conoscibile è molto complicata da conoscere? La realtà fenomenica è osservabile, quantificabile, misurabile, … ma per Bacco! rimane complicata.A questo proposito riporto quasi per interno una lettera all'amico Fliess che ho personalmente scritto (si trattava di un circolo epistolare per psicologi che è durato un paio di anni) nell'aprile dell'1988, dal titolo: 'Un albero di nome Michele'.

Caro Fliess,[...] Sei un disegnatore di fumetti, uno di quelli che ci sa fare con la matita e con il suo inseparabile blocchetto. Disegna un albero.Volta pagina: l'albero è lo stesso, ma sei seduto su di un ramo e disegni dell'albero ciò che vedi da lì (ma stai attento a non cascare!).Altro foglio. Adesso (l'albero è sempre quello, ricorda!) riempi il bianco con i contorni di un fiabesco paese di montagna fiancheggiato da un verdeggiante (voglio proprio vedere come farai il "verdeggiante" con una matita nera) bosco. Indovina nel bosco, ormai confuso con gli altri, quale albero si trova? Hai indovinato.Ah! Il blocchetto non era nuovo: rimane un ultimo foglio. A questo punto sei su un aereo (ti auguro che non sia della KLM perché si mangia uno schifo!). Se sei fortunato e il cielo non è nuvoloso, disegnando minuscole macchie al posto di villaggi, e timide linee al posto di abbondanti fiumi, di uno dei minuscoli punti di carbone che lascerai come traccia sul foglio potrai dire con una nota di orgoglio: "questo punto qui... è il mio albero!" (sei sempre stato un sentimentale).Dopo tutto ciò: cosa sarebbe per te l'albero se tu non avessi un punto di osservazione, ossia delle coordinate spazio- temporali?Infatti avrei potuto anche lasciarti appollaiato sul tuo ramo e poi farti disegnare l'albero come era 50 anni fa: saresti caduto col tuo sedere sul terreno o su una piantina che avresti spezzato (il "tuo" povero albero!).Questo ha per caso a che fare con il livello logico a cui si può analizzare una situazione?Potrei studiare il tipo di neurotrasmettitori secreti in una determinata area del cervello.Oppure vedere come lo strambo comportamento di Michele varia se gli somministro del Litio (è per fare un esempio).Altrimenti potrei analizzare più attentamente i suoi stravaganti disegni (sai, somigliano un po' a quelli che hai fatto tu dell'albero).E perché no, potrei vedere se questa sua "particolare situazione" non sia in realtà, per lui, una scappatoia da intensi conflitti familiari, ed in aggiunta, per la sua famiglia, un comodo espediente attorno al quale costruire un facile equilibrio.Ma non vedo perché mai non mi potrei interrogare sulle sconcertanti domande che introducono il terzo millennio: quanti miliardi di persone può sfamare la terra? su quante spiagge non troveremo un "divieto di balneazione"? si riuscirà a trovare lavoro prima di dover andare in pensione, e se ciò non sarà possibile, la pensione la si avrà oppure non ci saranno abbastanza soldi neppure per allora? "La ruota della fortuna" incanterà ancora milioni e milioni di attenti telespettatori? E se alla fin dei conti questi non sono interrogativi così spaventosi, ci si può chiedere: quante persone continueranno allegramente a cantare "L'Italiano" di Toto Cutugno?Ma non credo che Michele si sia fatto anche quest'ultima domanda: non sarebbe sopravvissuto.Se fossi il padre di Michele a questo punto non saprei che fare: 1- farmi spiegare dal neuropsichiatra che cosa è un neurotrasmettitore; 2- tentare di modellare il comportamento del mio unico figlio con droghe dal nome che sa di formula magica; 3- stare a sentire la psicanalista kleiniana che parla di come la mia cattiva pipì abbia riempito il seno originariamente buono di mia moglie trasformandolo in un seno cattivo; 4- rispolverare quella vecchia storia con la Teresa quando mia moglie è stata per due mesi a Bologna dalla sorella (col rischio che stavolta torno scapolo per davvero!); 5- iscrivermi al WWF.Paterno e rassicurante Fliess, se a questo punto tu non hai perso il contatto con qualcosa da poter chiamare "realtà",... TELEFONAMI IMMEDIATAMENTE! (volevo dire scrivimi...)Io intanto vado ad ascoltare "Le mamme" di Toto Cutugno.Arturo

TENUTI INSIEME IN UNA 'STRUTTURA CHE CONNETTE'…i diversi livelli del discorso si ricompongono in un'unità complessa. Ed è proprio questa complessità che ha consentito alla psicologia di uscire dalle angustie di una prospettiva individualistica di tipo intrapsichico (teorie esplicative del comportamento a partire da fattori interiori) oppure di tipo motivazionale (funzionamento del tipo rinforzo/punizione come metafora esplicativa del comportamento umano). Infatti, psicologia di comunità, psicoterapia sistemica, psicologia ambientale, psicologia clinica hanno riscoperto l'interdipendenza reciproca tra individuo e contesto. E soprattutto, il contesto viene teorizzato come foriero di significati (aggiungiamo pure soggettivamente elaborati).La prima ovvia considerazione è che fattori storici, culturali, economici, ideologici, estetici, antropologici, sociali, biologici, medici (eccetera eccetera) sono coinvolti nella e dalla organizzazione dinamica dei cosiddetti fattori psicologici dei singoli individui (il terreno del nostro settore di ricerca e azione).Al di là di questa intuizione di base, gli ultimi decenni della psicologia hanno guardato con più accortezza agli altri livelli del discorso delle scienze umane. Passi accennati, talvolta maldestramente portati avanti, verso quella interdisciplinarità che la nostra cultura iperspecialistica rischia di smarrire.Il costrutto batesoniano di 'struttura che connette' veniva dall'autore abbinato al concetto di 'mente'. La struttura che connette è ciò che, anche letteralmente, dà senso ad elementi ed eventi eterogenei. In altre parole, non si può concepire l'uomo se non come una struttura che connette esperienze percettive, ideative e conative di sé stesso e della propria esperienza del mondo. Ma nemmeno si può tralasciare che, ad un livello di complessità superiore lo stesso uomo si inserisce all'interno di una più ampia struttura che connette persone che interagiscono tra di loro (la famiglia e il gruppo dei pari ad un livello inferiore, la società e quindi la popolazione mondiale a livelli più complessi).RAPPRESENTANO CONCETTUALMENTEla complessità. I concetti sinora espressi sono senz'altro interessanti. Giochi prospettici, metafore, giochi di parole. Ma per uno psicoterapeuta stratega penso sia opportuno andare avanti e porre queste elaborazioni e rielaborazioni a cornice (e tutti quelli che si occupano di arte sanno che la cornice è estremamente DETERMINANTE per il quadro!!) del proprio agire.Occorre però adesso che ci avviciniamo alla quotidinaità. Dalla filosofia alla realtà clinica. Dalla teoria alle persone. Riassumendo le considerazioni centrali sinora affrontate, l'individuo può essere considerato un costruttore attivo di significato che inevitabilmente attribuisce agli eventi che percepisce (percezione che è essa stessa costruttivistica, ossia attivamente elaborata, più come un ritratto che come una fotografia). Watzlawick diceva che non si può non comunicare: io direi che non si può non interpretare e che per questo diamo (noi attivamente) un senso, per esempio, al silenzio e immobilità di una persona e “proviamo” in questo modo come sia impossibile non comunicare.In questa corrente costruttivistica, la comunità scientifica si è imbattuta nel Costruzionismo Sociale. Ken 'il guerriero' Gergen era già posizionato su un terreno al limite: psicologo sociale quale era, le interrogazioni costruttivistiche lo hanno portato a risultati dissimili da quelli di chi aveva accolto con altre prospettive i medesimi interrogativi (tutto ciò a conferma della matrice costruttivistica della conoscenza 'scientifica'). Che siamo attivi costruttori di conoscenza, questo è preso per buono. Un punto 'indiscutibile' è che in questo 'gioco di fantasia' non siamo del tutto soli: è la negoziazione sociale a definire ciò che è o non è reale. Riporto la solita battuta di Watzlawick sul potere terapeutico del DSM-III R che ha curato in un attimo migliaia e migliaia di persone affette da un disturbo, l'omosessualità, che nella nuova edizione non era più considerato un disturbo.Ma c'è ben poco da fare, c'è tutto un insieme di indicatori che ogni società e cultura utilizzano per definire cosa è “reale”, cosa è “naturale”. Gli individui hanno poi più o meno il potere di intervenire nella “negoziazione della realtà”. Secondo i costruzionisti sociali, tutte le costruzioni dei singoli non possono che essere pregne di valenze culturali e sociali. Addirittura le emozioni, secondo alcuni autori (Rom Harré ha curato una pubblicazione pregevole su questo tema) non sono affatto universali: paura, rabbia, gioia… altro non sono che una costruzione peculiare per ogni cultura. E' illusoria la comparazione che se ne vuole fare con concetti ed espressioni solo apparentemente simili rilevate in altre culture. A conferma di ciò sono state decritte diverse emozioni che esistono solo in alcuni contesti culturali (ahimè, non ritrovo più La costruzione sociale delle emozioni di Harré, credo edito da Giuffré e in cui erano presenti almeno un paio di articoli esemplificativi).Per uno psicoterapeuta stratega ritengo indispensabile una comprensione del proprio punto di osservazione, una consapevolezza politica del proprio ruolo come psicologo e come psicoterapeuta, la funzione 'strategica' che può consapevolmente assumere all'interno del contesto sociale. Evito di addentrarmi in questa area che non ho ancora elaborato in modo per me adeguato ma che ritengo di estrema importanza per una psicologia (e per una psicoterapia) socialmente consapevole.

UTILI STRUMENTI PER LA PSICOTERAPIA STRATEGICA, in cui strumenti e strategie sono cruciali, sono potenzialmente tutte le tecniche più o meno consapevoli che l'uomo ha individuato per l'influenza interpersonale e per la modifica del comportamento.D'altro canto il principale rischio della formazione nella psicoterapia strategica (e similmente in altri modelli per così dire 'integrati') è lo scadimento in un eclettismo superficiale.Ferma restando l'apertura a differenti possibili strategie di intervento, non si può prescindere dall'esame delle strategie storiche d'intervento che contraddistinguono questo approccio. Da cui l'importanza di prestare attenzione ai contributi di Erickson, Watzlawick, de Shazer, Haley, Nardone, Gulotta…TEORIA Etecnica non si possono mai considerare scisse se non come si possono scindere i concetti di suono e ritmo che sono nella realtà componenti inseparabili di ogni evento musicale.Oltre ai presupposti epistemologici della psicologia strategico-costruttivista che abbiamo sin qui delineato (seppur solo a grandi linee), sono senz'altro abbondanti e determinanti i riferimenti teorici eminentemente psicologici della psicoterapia strategicaIn primo luogo vi sono le teorie del cambiamento. Watzlawick, Haley e Weakland hanno approfondito in che modo si realizzano i cambiamenti ed hanno iniziato ad approfondire le modalità di facilitazione e/o accelerazione delle dinamiche evolutive.Inoltre gli studi condotti sulla comunicazione umana, in particolare quanto sintetizzato da Watzlawick in Pragmatica della Comunicazione Umana, hanno un'estesa rilevanza in un approccio psicoterapeutico che vede l'interazione del terapeuta con il paziente ed il processo di comunicazione tra di loro come principale fattore 'terapeutico'. Vi è poi come ulteriore cornice teorica un ampio settore della psicologia, più marcatamente cognitivista, che si potrebbe ricondurre alla Teoria dei Costrutti Personali di Kelly: l'uomo come costruttore attivo di teorie sul mondo che si ripercuotono sulle modalità in cui egli stesso percepisce ed agisce. Più vicino a noi, geograficamente ed anagraficamente, è il contributo di Nardone che vede nel Sistema Percettivo-Reattivo del paziente la chiave di volta del mantenimento/cambiamento delle situazioni di disagio psicologico.Sulla base di una consapevolezza teorica fondata su queste basi è concepibile l'impiego accorto di una ……TECNICAdi tipo strategico finalizzata a facilitare il cambiamento. Ossia, e questo è importante, tecnica che non può prescindere da una teoria, elastica, in costante evoluzione, anche poco sistematica, ma comunque che sia una teoria.Potenzialmente qualsiasi espediente volto a influenzare e modificare il comportamento di una persona potrebbe essere impiegato nella psicoterapia strategica.Come già detto, questa ricchezza (potenziale) si accompagna al rischio, soprattutto per chi è in formazione, di giustificare per comodità un superficiale eclettismo. E' invece opportuno approfondire alcune strategie più o meno standard d'intervento. Per esempio, la prescrizione del sintomo, l'attenzione alle tentate soluzioni, l'hand polarity (presentata da E. Rossi), la confrontazione, il rispecchiamento e l'interpretazione (mi riferisco a O. Kernberg, anche se si impone a questi suoi contributi un ripensamento di stampo costruttivistico), l'attenzione alle narrazioni del sé, degli altri e del mondo (penso a J. Bruner), oppure ancora la tecnica, antica quanto il mestiere del borseggiatore, della confusione, ma consapevolmente adottata in terapia da Milton Erickson, la tecnica del 'ricalco', oppure l'utilizzazione (sempre by Mister Hypnosis), e perché no, le libere associazioni.Evidentemente si potrebbe andare avanti. E sicuramente avanti si deve andare nella sperimentazione attiva di queste cosiddette tecniche e nell'ampliamento di un, seppur accademico e didattico, repertorio di strategie d'intervento 'preconfezionate'.

INTERAGISCONO RECIPROCAMENTE…il comportamento delle persone, le loro aspettative e opinioni su di sé, sugli altri e sul mondo, eventi contestuali.L'attenzione del clinico sarà rivolta a:

  • processi intrapsichici di significazione degli eventi
  • componenti congitive e comportamentali del “paziente”
  • componenti congitive e comportamentali delle persone coinvolte nel suo …. Campo Psicologico, lo avrebbe chiamato K. Lewin
  • contesto non prettamente psicologico
  • dinamiche di mantenimento e rinforzo della situazione presentata come problematica

In questo modo è possibile individuare molteplici livelli (tutt'altro che autoescludentisi, ma piuttosto reciprocamente rafforzantisi) a cui riferire il mantenimento del disturbo, ed a cui attingere potenziali risorse da coinvolgere per una efficace ed efficiente risoluzione della problematicità.

VERSO L'individuazione di strategie opportune ci si dirige più agevolmente se si considerano i protagonisti della vicenda come degli esperti. Il fulcro di una terapia efficace ed efficiente non può essere un modello di salute mentale oppure una teoria forte sulla natura dei problemi umani: al centro di un percorso di crescita non può che trovarsi la persona stessa (è a questo proposito significativo il contributo del pensiero rogersiano e di una certa parte della psicologia umanistica, oltre che Milton Erickson).Soprattutto, il cliente che si presenta ad un operatore psicologico per un aiuto nella risoluzione di un disagio ha certamente sperimentato già una ricca serie di tentate soluzioni. Queste stesse possono tra l'altro aver contribuito al mantenimento se non all'amplificarsi del disturbo.Ciò che ci interessa maggiormente sottolineare sulle tentate soluzioni è che il cosiddetto paziente conosce meglio di chiunque altro la situazione in cui si trova. Solo un attento ascolto (effettivo e non di facciata) di quanto viene presentato può consentire che la coppia terapeuta/cliente pervenga all'elaborazione di strategie calzanti per quella specifica “realtà”.

INDIVIDUAZIONE DI soluzioni che non appartengono al terapeuta o al suo approccio teorico, ma sono espedienti tramite cui il clinico stimola, facilita, accelera i processi evolutivi insiti nella situazione “problematica” stessa e propri delle persone che in essa sono coinvolte.Il terapeuta stratega si pone pertanto come uno strumento per un cambiamento. Svolge per così dire, una funzione 'maieutica', ossia aiuta le persone a generare le proprie soluzioni. Proprio come un'ostetrica strumentalmente aiuta una madre a dare alla luce il proprio figlio.

STRATEGIE PER facilitare processi spontanei di cambiamento. Analogamente a come Erickson mirava ad un approccio 'naturalistico' dell'induzione di trance.Può essere a questo punto interessante affrontare una critica avanzata alle psicoterapie brevi. A confronto di altri approcci, quello strategico richiede una maggiore attività da parte del terapeuta che intenzionalmente si propone di influenzare il cliente in terapia.Prendendo spunto da un 'assioma' (io avrei preferito 'ipotesi' perché teoricamente più corretto e meno tautologico) sulla comunicazione umana di Watzlawick, possiamo affermare che non si può non comunicare. Ed in ogni interazione comunicare vuol dire influenzare. L'ipotetica 'neutralità del terapeuta' teorizzata all'interno dell'approccio psicoanalitico, potrebbe essere riletta nei termini di una 'strategia della neutralità'. Potrebbe per esempio essere considerata come un gioco di autocontrollo dell'espressività ed emotività personali particolarmente utile per facilitare nel paziente la percezione del terapeuta come enigmatico, poco conoscibile e misterioso: tutto ciò col duplice vantaggio, da una parte, di creare un'atmosfera suggestiva che conferisce un'ampia risonanza agli interventi del terapeuta e, dall'altra, di suggerire una centratura dell'attenzione sul paziente stesso (visto che né la relazione effettiva col terapeuta, né il terapeuta stesso sembrano opportuni oggetti di discussione).Una strategia quindi anche questa, ed anch'essa manipolativa. Anzi, una astuta strategia tutt'altro che da escludere dal repertorio potenziale dell'approccio strategico!L'argomento è sicuramente più vasto e variegato e necessiterebbe di un approfondimento che esula dalle intenzioni e dalla possibilità della presente relazione.

MODIFICARE COMPORTAMENTI, ATTEGGIAMENTI EVISSUTI, questo è ciò che viene richiesto molto spesso ad un terapeuta. Occorre però sottolineare come il materiale con cui si ha a che fare sono le narrazioni. Il cliente non porta in terapia una 'situazione problematica', ma delle narrazioni relative ad una serie di eventi che egli stesso percepisce come situazione problematica. All'interno di questa narrazione di riferimento compaiono inoltre le narrazioni che il 'paziente' fa di se stesso, degli altri e del mondo. Queste 'storie' svolgono sicuramente un ruolo cruciale nel mantenimento del problema e, soprattutto, sono il materiale più direttamente accessibile al lavoro terapeutico. E' difatti proprio a questo livello che si può realizzare una ristrutturazione (per usare la terminologia di Watzlawick e Nardone).

ORMAI NON PIU' FUNZIONALI PER L'INDIVIDUO,…comportamenti e atteggiamenti tendono a permanere poiché funzionali a livelli differenti o per mancanza di una strategia alternativa. Il concetto di funzionalità diventa perciò particolarmente rilevante in un approccio che vede non solo i 'problemi' come esisto di una costruzione personale (e sistemica), ma anche la loro soluzione.Mi soffermo ulteriormente su questo punto poiché vi si cela una delle più rilevanti risorse dell'approccio strategico. La 'psicoterapia' si configura come soluzione di problemi, di disagio psicologico. Manca un riferimento a dicotomie di sanità/patologia, maturità/immaturità, fasi di sviluppo preconcettualizzate (forse preconcette?).Come afferma von Foester, l'etica costruttivistica è orientata ad aumentare le possibilità di scelta, i gradi di libertà sistemica. A conclusione di queste digressioni sul costruttivimo riporto due aspetti simbolici di questo elaborato sul costruttivismo: le lettere iniziali di ogni paragrafo, composte insieme formano la parola costruttivismo, mentre le frasi iniziali degli stessi paragrafi formano la seguente frase:

Costruttivismo. Organismi viventi auto-organizzati e sistemi complessi, tenuti insieme in una 'struttura che connette', rappresentano concettualmente utili strumenti per la psicoterapia strategica, in cui teoria e tecnica interagiscono reciprocamente verso l'individuazione di strategie per modificare comportamenti, atteggiamenti e vissuti ormai non più funzionali.

© Dott. Arturo Mona, 2001