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SPAZIO  PSI

Studio di Psicologia e Psicoterapia - Roma
           Dott.ssa Ida Lopiano e dott. Arturo Mona

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Vivere con ‘naturalezza’.
Verso una ‘ecologia psicologica’. (Dott. Arturo Mona)

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  • Vivere con naturalezza
  • Una scheda per chiarirsi le idee
  • Istruzioni per la compilazione
  • Esempio: 50 volte il primo esame
  • Scheda ‘Vivere con naturalezza’

                                                   Scarica la Scheda
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Vivere con naturalezza
Naturalezza è un termine è ambiguo, da un punto di vista psicologico.
Molti pazienti arrivano lamentando che le loro reazioni non sono (o non sono più) ‘naturali’.
La prima parte del lavoro sta nel chiedersi cosa mai sarebbe naturale, e si scopre che c’è sempre qualcosa di vago, inafferabile e/o idealizzato a dare fastidio...Se guardiamo ad un buon libro di antropologia scopriamo che di veramente naturale, per tutti gli uomini, in tutte le epoche e in ogni posto, non c’è quasi niente: costumi, valori, abitudini, regole sociali e lo stesso concetto di sanità mentale. Per questo motivo non ci sentiremo più ‘naturali’, sani, spontanei se, cercando solo al di fuori di noi stessi, guardiamo ad un nostro modello/mito, a chi ci sta intorno, alle regole sociali, alle tradizioni e così via.

Per essere più in sintonia con noi stessi, con la nostra vita e con il nostro contesto diventa importante chiederci, cosa sentiamo naturale per noi e cosa sentiamo invece artificiale, eccessivo, sproporzionato. E molte volte ciò che noi sentiamo molto innaturale per noi è proprio qualcosa che apparentemente è del tutto naturale per gli altri!

Stare bene vuol dire poter sentire che pensieri, sensazioni, emozioni, motivazioni e comportamenti si intrecciano con naturalezza nella trama di un vivere quotidiano intenso, appagante ed equilibrato. Ciò che sentiamo profondamente naturale, può esserlo solo per noi: singolo e unico è il nostro DNA; specifica e irripetibile è la nostra storia, dal concepimento sino ad adesso.

Quando iniziamo ad avvertire la senzazione di ‘reazione innaturale’ ci sentiamo disorientati e confusi. Magari finiamo a leggere bellissimi libri di psicologia o di antropologia che ci danno risposte, ma non bastano a farci stare meglio. Più di risposte generali e valide per tutti, abbiamo bisogno di domande per noi stessi: chiederci come stiamo noi, cosa ci fa stare bene veramente, cosa vogliamo profondamente.

Una scheda per chiarirsi le idee
Questa Scheda ripercorre in sintesi alcuni passaggi iniziali ma decisivi del processo terapeutico.
In periodi di disagio, malessere o disorientamento, questa scheda aiuta ad analizzare le proprie reazioni ed il loro significato, nonché a porsi domande utili per affrontare, elaborare e superare le proprie difficoltà.

 

 

 

Istruzioni per la compilazione



È importante compilare la scheda con attenzione e concentrazione, in un posto e in un momento in cui non verremo distratti, disturbati o interrotti.

In primo luogo identificare un episodio recente e significativo in cui il nostro comportamento o le nostre reazioni sono state per noi stessi sproporzionate, eccessive, anormali, disfunzionali, incoerenti o fuori luogo.

Una volta scelto l'episodio, rivediamolo mentalmente nel suo svolgersi e descriviamolo nella sezione SITUAZIONE. La descrizione deve essere oggettiva e concreta, focalizzata sui fatti così come si sono svolti, spiegata come se parlassimo a qualcuno che non sa assolutamente nulla di noi e degli eventi che sono accaduti. Eventualmente riportiamo anche cose che sono accadute subito prima e che possono averci influenzato.

Successivamente, ripensiamo mentalmente a quel momento e scriviamo i pensieri più rilevanti e significativi nell'apposita sezione PENSIERI. Valutiamo l'intensità che aveva ciascuno dei pensieri su una scala che va da un minimo di 0 a un massimo di 10 e disegniamo un cerchio O intorno al numero corrispondente.

Quindi, riviviamo mentalmente tutto l'accaduto e riportiamo i vissuti e le sensazioni emotive che abbiamo provato nella sezione EMOZIONI. Valutiamo l'intensità che aveva ciascuno dei vissuti e delle sensazioni emotive su una scala che va da un minimo di 0 a un massimo di 10 e disegniamo un cerchio O intorno al numero corrispondente

Dopo di ciò rileggiamo con cura tutto ciò che abbiamo scritto.

Soffermiamoci sui pensieri che abbiamo annotato precedentemente e chiediamoci qual è secondo noi l'intensità che sentiamo più 'naturale', più appropriata, più funzionale per ciascun pensiero in quella situazione. Valutiamo questa intensità su una scala che va da un minimo di 0 a un massimo di 10 e disegniamo un triangolo Δ intorno al numero corrispondente, nella sezione PENSIERI.

Soffermiamoci su vissuti e sensazioni emotive che abbiamo annotato precedentemente e chiediamoci qual è secondo noi l'intensità che sentiamo più 'naturale', più appropriata, più funzionale per ciascun vissuto e sensazione emotiva in quella situazione. Valutiamo questa intensità su una scala che va da un minimo di 0 a un massimo di 10 e disegniamo un triangolo Δ intorno al numero corrispondente, nella sezione EMOZIONI.

Evidenziamo infine quanto i nostri pensieri e/o le nostre emozioni si discostano dalle reazioni che sentiamo più 'naturali'. In questo modo, abbiamo a nostra disposizione degli spunti per comprendere, gestire, affrontare il nostro disagio.

In sintesi ed a titolo di esempio possiamo (a) individuare i 'pensieri inopportuni', che ci boicottano e ci fanno stare inutilmente male; (b) contrastare i pensieri disfunzionali con opportuni 'pensieri positivi'; (c) individuare le emozioni/sensazioni non-contestuali e provare a ricondurle ai contesti significativi in cui le abbiamo apprese; (d) costruire delle strategie per compensare i pensieri e le emozioni non-contestuali che tendiamo a sperimentare in quelle situazioni. Può sembrare inizialmente difficoltoso ma è proprio l'utilizzo di questi spunti che siamo riusciti a ricavare che può indicarci una via efficace di cambiamento. Infatti, le direzioni e le strategie, a questo punto, costituiscono il cuore del processo terapeutico.

Scheda ‘Vivere con naturalezza’

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Esempio: 50 volte il primo esame



Premessa

L'esempio riportato non corrisponde ad alcun caso clinico reale, sebbene sia liberamente ispirato, in termini di processo terapeutico ad alcune situazioni cliniche piuttosto frequenti.



Chiara ha 22 anni ed ha forti difficoltà con i propri impegni universitari. Nonostante i numerosi riscontri positivi ottenuti, la ragazza vive con preoccupazione ed ansia notevoli ciascun esame del proprio percorso scolastico.

È figlia unica di genitori che si sono separati quando lei aveva 9 anni. Ha buoni rapporti con entrambi i genitori nonché con l'attuale compagna del padre. Con la madre, con la quale convive ha occasionalmente delle forti litigate durante le quali si rimproverano reciprocamente di essere la causa dei propri problemi. Al di là delle sfuriate, Chiara sa che la madre ha sempre fatto tutto ciò che poteva per lei e che si è sempre sacrificata per consentirle di seguire i propri interessi ed i propri studi. La ragazza ricorda che le è sempre stato detto 'L'unica cosa che tu devi fare è pensare ad impegnarti in quello che fai: al resto ci penso io.'

Chiara ha avuto diverse storie sentimentali tutte di breve durata e concluse con una delusione nei confronti del partner ritenuto 'incapace di comprendermi'.

Ha 2 amiche con cui si frequenta sin dagli anni del liceo. È timida e tende a non mettersi in mostra in gruppo, ma questo non le impedisce di uscire spesso con gruppi di amici/colleghi molto eterogenei.

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Spunti per un cambiamento


La compilazione della scheda ha permesso a Chiara alcune riflessioni che le sono state d'aiuto per affrontare con più efficacia i successivi impegni universitari.


  • Vedere altri che vanno male le fa sentire che anche lei andrà male, ma se vede altri che vanno bene si convince che lei non potrà essere così brava. Chiara si accorge che quando è sotto esame va in confusione rispetto a quello che lei effettivamente vale. Decide di non guardare più quello che fanno gli altri subito prima del suo esame e decide di ripetersi mentalmente 'Io ho studiato in maniera adeguata e responsabile'

  • Si accorge che ogni volta vive l'esame come se fosse questione di vita o di morte. La prossima volta cercherà di ricordarsi che 'Questo esame è importante, ma non è tutta la mia vita! Poi ne ho già superati tanti altri anche più difficili!!'

  • Si rende conto di provare vergogna e rabbia verso se stessa. Si ricorda che è una sensazione che ha sempre provato anche da piccola, soprattutto negli anni in cui i suoi litigavano e poi dopo quando sua madre era sempre triste e nervosa dopo la separazione. Lei si sentiva in colpa e provava a fare di tutto per far cambiare idea ai suoi, per farli essere contenti. Adesso capisce che non era colpa sua, ma dentro di sé ogni volta che qualcosa va storto sente la stessa vergogna e la stessa rabbia verso di sé: 'perché sono così sbagliata!! dovrei essere diversa da come sono'.
    Dopo aver pensato queste cose inizia a sentire più tenerezza nei propri confronti: 'Io continuo sempre a incolparmi di tutto, ma non è giusto! Non era colpa mia che i miei erano infelici. Io non devo fare niente per dimostrare che vado bene: io vado bene così come sono! Me lo devo dire più spesso, soprattutto sotto esame.'

 

© Arturo Mona – 05.03.2010