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Studio di Psicologia e Psicoterapia - Roma
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LA COMPRENSIONE DEI PROCESSI INTRAPSICHICI

Di seguito esporrò i due principali concetti da me utilizzati, il concetto di Copione e il modello degli Stati dell’Io, facendo riferimento alle teorie dei principali autori che hanno trattato tali modelli.
Il concetto di Copione è stato spesso oggetto di analisi e discussione da parte di vari autori appartenenti all’ orientamento analitico transazionale, che ne hanno sottolineato specifici e differenti aspetti. La prima formulazione di Berne, che definisce il Copione come “un piano di vita che si basa su una decisione presa durante l’infanzia, rinforzata dai genitori, giustificata dagli eventi successivi e che culmina in una scelta decisiva” ( Berne, 1972), risente di un contesto storico e culturale in cui la corrente positivista sottolinea il rapporto di causa ed effetto per formulazione di un postulato ( Novellino 1998 ). Questa posizione, caratteristica di una prima fase del pensiero di Berne, è stata successivamente oggetto di critiche per la visione deterministica insita nell’assegnazione alla persona di un ruolo di “prodotto” anziché di “produttore” del Copione ( Cornell, 1988).
Sulla scia di tali critiche è possibile inquadrare la posizione di autori quali i Erskine e Steiner. Il primo, infatti, sottolinea come le decisioni “autolimitanti” di Copione vengano prese ad un qualunque stadio dello sviluppo ( Erskine, 1980 ), inibendo “la spontaneità e la flessibilità nel risolvere problemi e nel relazionarsi agli altri”.
Nel mio lavoro clinico utilizzo per lo più il concetto di Copione elaborato dai Gouldings (1978), sebbene ritengo fondamentale integrare tale visione con l’attenzione attribuita da Stern al contesto storico e sociale nel processo di formazione e cambiamento del Copione.
Ritengo la posizione dei Gouldings molto più vicina al mio attuale contesto storico e sociale, in modo specifico nella misura in cui gli autori assegnano alla persona un ruolo attivo nel processo di costruzione del Copione, anziché sostenere l’idea di “adattamento autolimitante”. Il Copione viene infatti definito come il risultato di scelte che il bambino prende in modo attivo, “in risposta a ingiunzioni reali o immaginate”. Tale formulazione implica a mio avviso il riconoscimento del significato specifico e individuale che la persona attribuisce ai messaggi ricevuti o fantasticati durante l’infanzia, sottolineando il ruolo dell’individuo, oltre che del contesto, nel processo di percezione ed elaborazione delle informazioni. Evidenziare il ruolo attivo della persona nel processo di costruzione di un Copione che influenzerà concretamente i comportamenti per tutto l’arco della vita, inoltre, conferisce una maggiore rilevanza alla possibilità di cambiamento. Per comprendere i processi intrapsichici, mi è spesso utile, nel lavoro con i clienti, il modello di Matrice di Copione elaborato da Claude Steiner, in quanto mi permette di individuare i messaggi ingiuntivi, controingiuntivi e il Programma a partire dai quali la persona costruisce, attraverso la propria lettura, il suo Copione di vita. In questo modo fare ipotesi rispetto a come, in relazione passata, il cliente si modella a partire dal comportamento dei genitori e quali Convinzioni e Decisioni ha preso per sé, in risposta a tale esperienza.
Riguardo al Modello degli Stati dell’ Io, occorre innanzi tutto distinguere un aspetto strutturale, che fa riferimento alle componenti della personalità , dall’aspetto funzionale, che sottolinea invece le modalità di funzionamento della persona, descrivendo le componenti comportamentali di ciascuno stato dell’io.
Berne definisce uno Stato dell’Io come “uno schema unitario di sensazione e di esperienza direttamente collegato a un corrispondente schema uniforme di comportamento” ( 1966 ).
A partire da tale definizione, è evidente come il modello degli Stati dell’Io permette di effettuare collegamenti tra comportamento, esperienza ed emozioni. All’interno di tale modello è possibile distinguere, all’interno di un modello di primo ordine, una struttura tripartita che comprende:

- Stato dell’Io Genitore; l’insieme cioè di pensieri, sentimenti e comportamenti incorporati nella relazione con i genitori ed altre persone significative.
- Stato dell’Io Adulto; cioè l’insieme autonomo di pensieri, ecc. correlati al qui ed ora e adattati alla situazione attuale.
- Stato dell’Io Bambino, ossia l’ insieme di pensieri, sentimenti, comportamenti appresi nell’infanzia.
Attraverso il modello di secondo ordine, è invece possibile specificare i contenuti di ogni Stato dell’Io.
Nello Stato dell’Io Genitore ad esempio, vengono classificati ricordi e messaggi ricevuti dai genitori, mentre i contenuti dello Stato dell’Io Bambino fanno riferimento ai messaggi introiettati nell’infanzia, ora suddivisi in G1, A1 e B1.
All’interno del modello funzionale viene distinto (Berne, 1971) un Genitore Normativo, Positivo o Negativo, che si manifesta come un insieme di comportamenti, di solito di natura proibitiva, che mirano a proteggere o a svalutare; ed un Genitore Affettivo, positivo o negativo, che si manifesta nel prendersi cura nelle due modalità del rispetto o della svalutazione.
Lo stato dell’Io Bambino viene suddiviso in Adattato e Libero. Il primo, positivo o negativo, fa riferimento ai comportamenti con i quali la persona si adatta all’ambiente esterno, in modo funzionale se nel rispetto delle regole di un contesto o non funzionale rispetto alla situazione, o con modalità ribelli quando agisce l’adattamento negativo in una forma di controdipendenza. Lo Stato dell’Io Bambino Libero si manifesta con comportamenti autonomi e viene distinto in Bambino Libero positivo e negativo, a seconda che tali comportamenti siano facilitanti o distruttivi rispetto alla crescita. Lo Stato dell’Io Adulto, infine, si manifesta mediante comportamenti utili come risposta a situazioni reali.
In relazione ai modelli “Funzionale” e “Strutturale” è possibile distinguere una patologia di tipo funzionale, che si riferisce allo scambio di cariche energetiche nei diversi Stati dell’Io e alla presenza di confini rigidi o lassi tra di essi ; ed una patologia di tipo strutturale , nelle due forme di Contaminazione ed Esclusione.
Il modello degli Stati dell’Io può essere considerato un valido punto di riferimento nel collegare processi relazionali e intrapsichici. Attraverso le diagnosi comportamentale e sociale, ad esempio, è possibile formulare ipotesi sullo Stato dell’Io attivato dal mio cliente, attraverso l’osservazione del comportamento (atteggiamenti, gesti, postura, tono della voce, ecc.), o con l’individuazione dello Stato dell’Io suscitato in me nella relazione. Nel lavoro con G. ad esempio, ho potuto riconoscere come si relazionasse a me da una posizione di B. Adattato attraverso l’osservazione del suo tono di voce basso, del suo eloquio incerto ed esitante, del suo sguardo sfuggente e intimorito.
L’identificazione del dialogo interno, inoltre, mi permette di inferire sulla funzione degli Stati dell’Io e dei processi difensivi (contaminazione o esclusione), messi in atto per gestire un conflitto. Attraverso il lavoro di Decontaminazione, che di solito utilizzo nelle terapie brevi, è possibile esplicitare il conflitto e chiarire l’impasse che il cliente sta vivendo, definendo le interazioni patologiche tra Stati dell’Io Genitore, Adulto e Bambino.

                                                                                                                                                Dott.ssa Ida Lopiano

 

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