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SPAZIO  PSI

Studio di Psicologia e Psicoterapia - Roma
           Dott.ssa Ida Lopiano e dott. Arturo Mona, psicologi - psicoterapeuti

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Attraversando il dolore, verso il benessere (Dott. Arturo Mona)

Un approccio psicologico-esistenziale alla sofferenza psichica.

Percorso pratico esperienziale strutturato in 9 fasi (rappresentata ciascuna da una Scheda-Attività) per l'esplorazione e il superamento di uno stato di sofferenza psicologica. Ne sono presupposto l'inevitabilità dell'esperienza del dolore e la sua funzionalità evolutiva. L'incontro con il dolore rappresenta il punto di partenza verso un nuovo stato di equilibrio e benessere. Una spinta al cambiamento, che diverrà invecchiamento oppure crescita, a seconda di come scegliamo di viverlo.

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Dolore è confusione

Quando soffro, il dolore mi impedisce di accorgermi di ciò che ho intorno, di comprendere e di pensare, mi impedisce di agire liberamente.

Quando soffro, sono come pralizzato, non capisco più niente.

Quando soffro, non sono più in equilibrio con me, con il mio corpo, con la mia vita, con gli altri e con il mondo.

Quando soffro, la mia mente è afflitta da un filtro che mi lascia vedere solo la sofferenza ... tutto il resto diventa uno sfondo, piatto e insignificante.

Quando soffro, vorrei soltanto che passasse.

Prima o poi passerà...

E certamente il dolore passa: tutte le cose passano, passano sempre, niente è fermo, per sempre, tutto è in continua trasformazione.

Certamente il dolore passa, ma il cambiamento sarà in meglio? E che cosa rimarrà di me e della mia vita quando il dolore sarà passato? Domande importanti.

Allora, anche quando soffro, tanto vale essere presenti e consapevoli.

Vivere nel qui-ed-ora

Essere presenti e consapevoli vuol dire essere attivi e liberi di agire, in continuità ed in coerenza con ciò che accade dentro di me (ciò che provo e ciò che voglio) e fuori di me (ciò che accade nel mondo intorno a me). Invece, quando soffro, mi sento passivamente soggetto agli eventi, vittima del mio proprio destino. Ed è in questa passività che il dolore alimenta la confusione e quindi l'impotenza.

Il dolore, infatti, mi stacca dalla realtà del presente e mi getta in uno stato confusionale. È come uno stato di trance ipnotica: quando c'è il dolore, c'è solo quello e non mi accorgo più di ciò che mi accade, di ciò che provo, di ciò che voglio; quando c'è il dolore, anche i miei pensieri perdono "solidità" e sembra vero tutto e il contrario di tutto, e alla fine nessuna verità rimane in piedi, fatta eccezione per l'ipnotica "verità" del dolore.

FASE 01 – Do un nome al dolore

Lasciar emergere un ordine nell'esperienza del dolore

La natura umana è complessa e altrettanto lo è l'esperienza psicologica del dolore. Questa dolorosa complessità mi può gettare in un vortice di confusione che svuota di significato e importanza la vita e ciò che mi circonda. Per non 'smarrirmi in questa selva oscura' e per trovare una linea guida da seguire per liberarmi dal dolore crescendo e non invecchiando, per lasciare emergere un senso e un significato nel caos del mio malessere, devo conoscere e comprendere la mia sofferenza.

Dal contatto al ...contatto (attraverso il giusto distacco)

Vivere con consapevolezza la propria sofferenza, conoscere il proprio dolore è un processo complesso. Ma lo semplifico in un ciclo continuo di due fasi: contatto (75% min) e distacco (25% max). Quando sono in contatto con la mia sofferenza sento pienamente, ascolto, mi lascio andare pienamente allo scorrere delle mie sensazioni, mi lascio traportare dalle onde delle mia emotività e il mio unico "sforzo" è quello di stare e sentire (quindi non spiego, non interpreto, non valuto, non giudico); quando mi distacco contemplo l'espressione e il fluire della mia vitalità, mi osservo e cerco di comprendermi come se fossi fuori dal tempo, come se fossi uno spettatore di me stesso (e comunque, di nuovo, non spiego, non interpreto, non valuto e non giudico: 'semplicmente' contemplo, osservo, descrivo e comprendo).

Dopo ogni fase di distacco, ritorno pienamente e autenticmente in contatto con il mio sentire, ma con un equilibrio nuovo e più variegato che mi permette di riconoscere con più chiarezza luci ed ombre della mia sofferenza.

Avvertenze preliminari - Quando (e quanto) dare spazio al dolore?

Non solo è spiacevole e difficile parlare di dolore, ma può essere anche "rischioso". Non bisogna dare troppo spazio al dolore, ma piuttosto restituirlo allo sfondo e rimettere in primo piano la vita. Il dolore ha una funzione evolutiva: mi spinge a spostare la mano dal fuoco; ma non è più funzionale se rimetto la mano sul fuoco per ricercare di nuovo il brivido del dolore. Il dolore ha un senso solo in funzione della vita.

A volte il dolore si impone alla nostra attenzione. A volte soffriamo, e a volte questa sofferenza ci invade, ci confonde, ci priva di forza. A volte il dolore non ci permette di andare avanti facendo finta di niente o distraendoci. È soprattutto in questi casi che il dolore non va evitato e neppure combattuto: in questi casi, il dolore è qualcosa di cui prendersi cura.